Tesina di Semiotica di: Elisa Carrozzini e Sofia Ariobazzone
1°A Fashion Design
Partendo da una delle frasi conclusive del libro: Filosofia della moda di Lars Fr. H. Svendsen, ‘‘si determina la moda come un fenomeno vario e complesso, che finge di possedere un significato ma che in realtà lo possiede solo in minima misura’’. Questo perché i fenomeni di moda hanno un carattere prettamente comunicativo, tant’è che il loro processo di diffusione sociale dipende da numerosi scambi di informazioni e da regolazioni reciproche fra le persone. In un processo di comunicazione vengono coinvolti 3 elementi: l’emittente, il ricevente e il messaggio, in questo caso il nostro messaggio consiste nel significato che verrà attribuito a un capo di abbigliamento, ma questo processo di ‘‘attribuzione di un significato’’ è dettato dal modello di ragionamento detto ‘‘abduzione’’ (C.S. Peirce). Secondo questo modello è il ricevente ad interpretare il messaggio, che non cadrà mai a vuoto, ma sarà decodificato e interpretato dal sistema di conoscenza del ricevente.
Partendo dall’assunto che ‘‘la moda è un gioco obbligatorio’’ possiamo capire come inevitabilmente attraverso gli indumenti o gli accessori che indossiamo o non indossiamo, finiamo comunque per ‘‘comunicare’’ qualcosa al mondo attorno a noi. Ciò comporta che un particolare oggetto, nel nostro caso i guanti, è semioticamente dotato di un senso. Ciò di cui non possiamo essere sicuri però, poiché varia (come sopra citato) dall’interprete, è quale sia il senso attribuito a quest’accessorio.
I valori che i guanti hanno avuto nel corso della storia sono molteplici, questo perché il fenomeno ‘‘moda’’ si definisce per la sua mutevolezza. Tant’è che la definizione che viene data dai dizionari è: ‘‘l’usanza più o meno mutevole che, diventando gusto prevalente, si impone nelle abitudini, nei modi di vivere, nelle forme del vestire”. Inoltre parlare della storia del guanto è uno dei temi più attuali del momento, infatti questo piccolo ma grande oggetto ha incarnato diversi significati nel corso dei secoli e ne ha acquisito uno fondamentale dall’inizio della pandemia. È dal 476 d.C. con la caduta dell’Impero Romano, che il guanto stava perdendo il suo scopo utilitario, diventando un oggetto talmente connotato da perdere la sua funzione originale (proteggere la mano) lasciando spazio all’estetica e alle buone maniere. Con l’avvenire della società industriale crebbe la ricerca dell’apparenza facendo diventare l’utilità un fine secondario (H. Spencer). La moda divenne una forma di controllo sociale. Ma con la pandemia i guanti hanno riacquisito la loro funzione originale, ovvero la valenza di ‘‘dispositivo di protezione’’ che ha contribuito a prevenire il contagio di un virus, ma che se non se ne conoscevano le modalità d’uso, poteva diventare veicolo di contagio.
I guanti sono da considerarsi accessori molto antichi. L’etimologia del termine ‘‘guanto’’ proviene dal francone e significa want. I primi ritrovamenti risalgono ad alcune pitture rupestri dell’età primitiva, e poi successivamente ad alcuni esemplari nelle piramidi e nella tomba di Tutankhamon. Qui vi sono stati ritrovati dei resti di guanti decorati a motivo di traliccio, simbolo di solennità, ma allo stesso tempo utilizzati per eseguire lavori nei campi. Già nell’antichità avevano una duplice valenza dovuta sia alla distinzione tra classi sociali sia alle distinzioni di genere. Infatti la loro polivalenza e la loro utilità si differenziava anche in base al sesso di chi li indossava: per gli uomini erano un segno di prestigio, mentre le donne li usavano per proteggere la pelle delle mani, dopo essersi cosparse di unguenti profumati ed emollienti.
Inizialmente la loro forma era diversa da quella che conosciamo oggi. Infatti si trattava di semplici sacchetti, simili alle nostre tasche, che si legavano ai polsi. Solo successivamente si aggiunse lo spazio per il pollice, così da consentire la presa. Infine con la comparsa delle altre 4 dita il guanto cominciava ad acquisire anche un valore di bellezza e diventava ornamento. Gli antichi romani possedevano addirittura due termini distinti per i guanti, infatti i “digitalia” coprivano anche le dita della mano, mentre i “manicae” coprivano interamente l’arto.
Sebbene fossero utilizzati e conosciuti fin dall’antichità, i guanti diventarono uno status symbol indispensabile solo durante l’Alto Medioevo. Si dice infatti siano le popolazioni vichinghe provenienti da luoghi ostili e freddi ad indossarli con assiduità per primi, utilizzandoli a scopo protettivo (come è stato per noi durante la pandemia di covid-19).
Già nel Medioevo i guanti avevano una determinata importanza nelle regole sociali ed erano legati ad un determinato gruppo di persone, i nobili e le fasce del clero: ognuno aveva la sua tipologia e caratteristiche. È proprio questo il periodo storico a cui ci si riferisce quando si usano espressioni come “lanciare il guanto di sfida” oppure “trattare con i guanti”. Se i membri delle classi meno abbienti continuarono ad usare i guanti in tessuti grezzi e poco rifiniti, sempre di più i nobili sceglievano per sé tessuti pregiati, ricami e modelli che si adeguassero allo stile di vita, creando le prime mode: dal XVI secolo si diffusero i guanti realizzati a maglia. Questo rispecchia la ‘‘teoria del gocciolamento’’ di G.Simmel, detta anche trickle down theory, un meccanismo di diffusione della moda dall’alto al basso, ovvero dalle classi agiate alle masse. Seguire una moda è sempre stato vissuto come un importante elemento di coesione all’interno di una classe sociale, ma anche di riscatto per il passaggio da una classe all’altra.
Agli studi di Simmel si aggiunsero quelli di Veblen, pioniere dell’analisi sociale ed economica della moda. La conclusione dei loro studi fu la determinazione dell’esistenza di di due spinte opposte che agiscono nel corpo sociale, che hanno come risultato il desiderio di seguire una determinata tendenza. Da una parte vi è il principio di imitazione studiato da Spencer per cui la moda è una forma di controllo sociale che si diffonde per imitazione che può essere referenziale partendo dall’autorità e poi emulativa, poiché imitando i caratteri peculiari del superiore ha la tendenza ad eguagliarsi. Dall’altra parte vi è invece il principio di differenziazione studiato da Veblen, che si contrappone al principio di imitazione poiché se vi fosse solo quest’ultimo determinerebbe un’omogeneità nel vestire, per cui verrebbero meno le differenze di condizione sociale. Riaffermare la propria differenza rispetto alla massa della gente comune è un bisogno che deriva dall’uniformazione dei ceti dominanti. Veblen ha mostrato quanto ricchezza e potenza devono essere messe in evidenza per spingere anche le classi inferiori al consumo cospicuo e lussuoso. In conclusione potremmo quindi dire che la moda è l’imitazione di un modello capace di soddisfare il bisogno di un appoggio sociale, ma al contempo una tendenza alla differenziazione e alla distinzione dalla massa. Tornando sul tema centrale del discorso, nella società medievale, i contadini e i falconieri che partecipavano ai tornei indossavano guanti in cuoio robusto, mentre quelli delle classi più agiate erano ricamati con frange d’oro e le pelli utilizzate erano quelle finissime di cervo e alce: piccolissime differenze estetiche che avevano in realtà un significato enorme.
In Francia alla corte di Luigi XIV fecero la comparsa i guanti alla Moschettiera, che erano caratterizzati da un’ampia larghezza dell’apertura, una sorta di guanti a zampa d’elefante. Successivamente, durante l’Impero, per le donne si usarono guanti lunghissimi, fin sopra il gomito o anche i così detti guanti “mitaines” (manicotti), ossia guanti generalmente traforati, in seta o cotone, che arrivavano anch’essi a metà braccio, ma lasciavano scoperte tutte le dita tranne il pollice. Il guanto è quindi onnipresente nelle corti europee e i numerosi quadri del tempo ne sono la testimonianza principale (Uomo dal guanto, Tiziano, 1523). Il guanto funge dunque da simbolo della classe sociale del proprietario e più è prezioso, più alto è il rango. Non è però unicamente sinonimo del potere secolare, ma anche e soprattutto del potere temporale. Fin dal X secolo infatti, la Chiesa Cattolica utilizzava i guanti durante le cerimonie religiose, rendendoli manufatti estremamente preziosi che fungono da protezione e separazione tra la mano umana e il corpo di Cristo: l’ostia non dovrebbe toccare la pelle del peccatore, poiché diventerebbe in qualche modo meno pura, venendo a contatto con la sfera terrena. Ma se nell’Alto Medioevo il guanto viene usato principalmente con scopi religiosi (di cui parleremo più avanti), dal Basso Medioevo in poi diventa anche uno strumento di comunicazione tra gli amanti.all’origine di questo manufatto. Nel libro Les Ornements de la Femme (trad. gli ornamenti della donna) del 1892, lo scrittore Octave Uzanne cita un poema del 1580 di Jean Godard chiamato Le gant, in cui si attribuisce la nascita del guanto al mito dell’amore di Venere per Adone. Si narra infatti che il giovane, durante una battuta di caccia in una foresta colma di rovi e spine, si ferì la mano e dal suo sangue nacque una rosa rossa. Per proteggere e mettere in prigione le sue dita, la dea ordina alle tre grazie di cucire attorno alla mano di Adone un involucro in cuoio. Da questo ne deriva il carattere ‘‘erotico’’ di questo accessorio tanto che nella corte Elisabettiana togliersi un guanto e toccare la mano nuda è considerato un gesto inaccettabile. In contrapposizione a queste usanze nel Novecento il guanto diventa sinonimo di femminilità benpensante e delicata: nasce in questi anni l’espressione White Gloves Off, che significa essere disposti a sporcarsi le mani, e nel caso della battaglia femminista, spogliarsi dei pregiudizi del patriarcato. con al pubblicazione della copertina del magazine Life in cui Nina Leen mette in mostra i guanti si diede inizio a una decade in cui il guanto si traduce non solo nel ritorno ai fasti del passato, ma nella visione benpensante della donna dell’epoca, una figura delicata e composta. Il guanto era spesso bianco e corto, ed esprimeva quella solida divisione tra la vita professionale maschile e il mondo prettamente femminile dell’ambiente domestico. Infatti ancora oggi l’espressione inglese White Gloves Off (trad. via i guanti bianchi) significa essere disposti a sporcarsi le mani, a lavorare, e nel caso della battaglia femminista, spogliarsi dei pregiudizi e delle costrizioni del patriarcato. Dovremmo prender esempio da queste battaglie e dalle parole dello scrittore Victor Hugo: qualche volta ho avuto contemporaneamente nelle mie mani la mano guantata e bianca che sta in alto e la grossa mano nera che sta in basso, e vi ho riconosciuto sempre e soltanto un uomo. Dopo che tutto questo mi è passato davanti io dico che l’umanità ha un sinonimo: eguaglianza, e che sotto il cielo ci è una sola cosa alla quale dobbiamo inchinarci: il genio, e una soltanto davanti alla quale dobbiamo inginocchiarci: la bontà. A mio parere queste parole mettono in evidenza come la distizione tra classi sociali nel corso della storia e il significato che il guanto ha acquisito per esse, abbia solo che alimentato un senso di discriminazione sociale, e non di moda come un susseguirsi di tendenze. Ma vediamo i diversi significati che hanno assunto i guanti nelle diverse classi sociali.
IL GUANTO NELLE DIVERSE CLASSI SOCIALI
Da sempre una sorta di status symbol, i guanti hanno subito un declino nel corso del XX secolo, per poi tornare prepotentemente alla ribalta con l’era del Covid-19, ma con uno scopo diverso, rientrano nuovamente nel must have del momento. Facendo un salto nel passato possiamo ricollegare l’utilizzo del guanto ad ogni epoca vissuta, e, di conseguenza, ai diversi ceti sociali che ne hanno usufruito, utilizzandolo non in quanto tale, ma riconoscendolo come un segno, dunque un oggetto che assume significato diverso in base ai diversi contesti in cui viene utilizzato.
Il primo uso risale agli uomini che praticavano le pitture rupestri, utilizzavano delle muffole realizzate a maglia, quindi una tipologia di guanto dove abbiamo indipendente solo il pollice, probabilmente per non sporcarsi mentre dipingevano, a seguire identifichiamo il primo vero utilizzo dal punto di vista nobiliare, che ha dato inizio all’uso dei guanti tra gli alti ceti sociali. Cominciamo a trattare il guanto come un oggetto del segno associando la forma al contenuto e non ad un’azione, diventano dei piani conformi dove veniva riconosciuta l’associazione oggetto segno in modo universale in quanto il guanto veniva utilizzato come status symbol rappresentativo di una determinata classe sociale o lavoro.
- Dall’antico Egitto abbiamo Tutankhamon, infatti nella sua tomba furono ritrovati un paio di guanti che probabilmente utilizzava per tenere le redini. E’ uno dei primi esempi di quanto i guanti fossero importanti per la nobiltà, la chiesa e il sistema giudiziario, in quanto il faraone li rappresentasse tutti e tre.
In tutti i casi i guanti avevano scopi utilitaristici:
- Nell’Odissea Omero cita i guanti utilizzati dagli uomini per evitare i rovi;
- I cavalieri europei se ne servivano di un paio in metallo lunghi oltre il polso per apparire minacciosi, li utilizzavano anche come segno di sfida, li lanciavano a terra dopo che i gentiluomini avevano preceduto il loro gesto per lo stesso motivo, per cominciare un duello. Nell’alto medioevo venivano utilizzati principalmente per scopi religiosi, durante il periodo del basso medioevo invece divennero strumento di comunicazione tra gli amanti;
- Rivestono un ruolo importante nella famiglia reale, infatti da secoli la cerimonia di incoronazione dei sovrani britannici prevede un rituale in cui l’ufficiale di corte sfila il guanto destro del sovrano per infilare l’anello sul dito destro del re o della regina, vennero utilizzati anche durante l’incoronazione della regina Elisabetta I, alla sua corte togliersi un guanto e toccare a mano nuda veniva considerato addirittura un gesto erotico.
In Europa, raramente le donne e gli uomini delle classi abbienti apparivano in pubblico senza guanti, era un modo per identificare il loro status symbol ma anche per seguire la moda. Erano un indumento appartenente solamente all’alta società perché erano costosi e difficili da realizzare.
- Nella chiesa cattolica i sacerdoti indossavano i guanti per simboleggiare la castità, durante l’eucarestia fungono da protezione e da separazione tra la mano umana e il corpo di Cristo; l’ostia non dovrebbe toccare la mano del peccatore perché quest’ultima la renderebbe impura.
- Erano popolari nelle corti quelli intrisi di profumi o erbe e spezie che, secondo i nobili, dovevano tenere lontane le malattie che le persone credevano circolassero nei disami e per nascondere il cattivo odore della pelle.
Cominciarono ad acquisire un significato importante e determinante all’interno della società a partire dal XVIII secolo quando il guanto diventò un segno di appartenenza al ceto medio alto perchè significava poter permettersi di coprirsi le mani ed evitare che il sole le rovinasse, dunque dire esplicitamente di appartenere ad una classe che non aveva bisogno di lavorare.
- Alla corte di Luigi XIV e XV il guanto divenne l’espressione del Rococò e venne adornato di piume, gemme e nastri. Poi con il passare dei sovrani perse il valore scenografico e si limitò ad essere utilizzato nella caccia e nell’equitazione.
La moda dei guanti si comincia a rivolgere alle donne che vogliono uscire di casa, e a tutte quelle persone che svolgevano dei lavori che comportano l’utilizzo di una protezione per le mani come giardinaggio, lavoro nei ghiacciai e via dicendo, emersero nel galateo dei simbolismi dove tra gli uomini togliersi un guanto per dare la mano significava riporre fiducia nell’altra persona mentre le donne lo sfilavano solo per mangiare.
Poiché venivano indossati da gran parte del popolo nacquero intere città intorno al commercio di guanti, in primo luogo in Italia e in Spagna e poi anche in Inghilterra, in particolare tra le prime aziende ci fu la Worshipful company of glovers, nata nel 1349, e in America.
IL GUANTO OGGI NEL MONDO DEL LAVORO
I guanti sono oggi necessari in alcuni contesti lavorativi, ad esempio per il personale addetto alla pulizia, alla ristorazione o al commercio di alimenti. Sono essenziali nel caso di assistenza medica ospedaliera o domiciliare a malati. Possono essere anche ad uso specifico per degli hobby, come quelli da motociclista, da cucina, da giardinaggio.
IL GUANTO DEI MEDICI: come nasce e l’utilizzo durante il covid
La storia che precede l’utilizzo dei guanti nel mondo della medicina è una storia d’amore, dove un primario di chirurgia, William Stewart Halsted era innamorato di una infermiera, Caroline Hampton che continuava a rovinarsi le mani con l’acido fenico e altri antisettici aggressivi da ospedale, perciò il chirurgo chiese di realizzare per lei dei guanti appositi in lattice per proteggerla. Risolsero il problema e di lì a poco tutti gli operatori sanitari cominciarono ad utilizzarli notando come riuscivano anche ad aumentare la loro manualità.
E’ sempre stato, quello del guanto, un utilizzo specifico per chi praticasse dei lavori che ne richiedevano l’uso, oggi purtroppo ci siamo trovati a doverli utilizzare anche noi per proteggerci dal virus con cui abbiamo a che fare da circa due anni, il Covid-19. Ci sono però diversi pareri contrastanti riguardo il loro utilizzo, infatti, si dice che possono essere controproducenti in quanto le mani possono essere lavate costantemente mentre guanti o devono essere buttati ogni minuto, oppure continueranno ad accumulare sporco che poi alla fine ci ritroveremo sulle mani se non li togliamo in maniera corretta.
IL RITORNO DEL GUANTO NELLA SOCIETA’: moda, cinema, musica
Nel Novecento il guanto diventa sinonimo di femminilità benpensante e delicata: nasce in questo periodo l’espressione White Gloves Off, che significa essere disposti a sporcarsi le mani, e nel caso della battaglia femminista, spogliarsi dei pregiudizi del patriarcato. L’ossessione per i guanti la ritroviamo durante gli anni 50’ del Novecento quando il guanto diventa sinonimo di femminilità ed eleganza. E’ l’inizio di un decennio in cui il guanto si traduce non solo nel ritorno ai fasti del passato ma nella figura di una donna delicata e composta come un fiore.
- Sul finire del XX secolo i guanti tornano ad essere un accessorio connotato sessualmente e protagonista di un look che ha creato numerosi adepti nel mondo del cinema. Famosissimi sono quelli che identificano Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany che indossa il paio di guanti più iconico del cinema mondiale, dove rappresentano non una costrizione, ma un semplice vezzo, un accessorio glamour da esibire in pubblico. Sono ancora attualissimi, in chiave esplosiva quelli fucsia di Marilyn Monroe utilizzati in Come sposare un milionario e quelli di Rita Hayworth in Gilda.
- Sono stati un accessorio provocatorio nel mondo nella moda, come ad esempio nella chiusura della sfilata di Louis Vuitton del 2011 quando la sensualissima Kate Moss con una sigaretta tra le dita ricoperte da un paio di guanti di pelle sfila per ultima concludendo in modo decisamente audace la passerella. Recentemente ha fatto il suo ingresso sulla passerella Miley Cyrus durante la collezione F/W 2020 di Marc Jacobs con un paio di lunghissimi guanti neri, indossati in versione maschile e sexy, durante la medesima sfilata erano presenti uscite anni 60’ che sembravano un tributo a Jacqueline Kennedy, con bella Hadid in lungo e guanti bianchi come li avrebbe portati la first lady.
- Iconici sono quelli di cristallo, ricorrenti nei look dell’immortale cantante Michael Jackson, da portare scempio diceva, in modo da attirare l’attenzione. Durante la sua carriera ne ha indossati diversi modelli, quello con cui si è esibito in Billie Jean è stato venduto all’asta per 350,000 dollari.
Per concludere possiamo dire che seduzione, potere e religione sono stati gli ingredienti della storia che hanno fatto muovere guerre e agitare passioni, rappresentati da un accessorio apparentemente innocuo, che sia in lattice, pelle o seta. Oggi possiamo aggiungere un nuovo capitolo alla sterminata storia del guanto, e non possiamo fare altro che chiederci quando potremo farne di nuovo a meno. Nel frattempo la moda sembra abbia anticipato l’utilizzo massiccio di questo accessorio durante le ultime stagioni, senza sospettare che non sarebbe più servito per completare il look, bensì per proteggerci da un virus
